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Primarie & Cerette

Giornate disarmanti per le quote rosa in Regione Veneto.

Il 18 novembre 2014 sul corriere.it viene pubblicata una videointervista ad Alessandra Moretti, l'europarlamentare vicentina ex portavoce di Bersani e oggi di fede renziana, candidata data fino a ieri per stravincente alle primarie del centrosinistra nella prossima sfida al leghista Luca Zaia alle Regionali 2015. La videointervista rischia di passare alla misera storia della misera politica veneta per una sfilza di inopportune saccenti risposte sul valore della bellezza, per l'autoproclamarsi la migliore, nonché per la rivelazione di un dettaglio che alle donne disoccupate, precarie, in lotta con i conti della seconda settimana del mese deve essere parsa un insulto: andare dall'estetista tutte le settimane a fare non importa cosa ma qualunque cosa a prescindere. Il che, detto da un politico italiano pagato dagli italiani, non suscita certo un sano chissenefrega. Forse ha ragione chi dice che la bella Alessandra nella videointervista si è lasciata andare, che non ha pesato le domande e le risposte, che ha detto quel che non voleva dire. Insomma, ha sbagliato ma non l'ha fatto apposta. Sprovveduta? Ecco: dopo averla mandata per un anno a Montecitorio e per un altro anno a Bruxelles, forse nel Pd qualcuno si domanderà se prima di intraprendere la "scalata" di Palazzo Balbi non sia il caso di studiare. 

Alla sua concorrente alle primarie, la deputata trevigiana Simonetta Rubinato, probabilmente nessuno chiederà se ha fatto la brasiliana, ma l'etichetta di 'derogata' non gliela toglierà nessuno. Ventiquattr'ore prima dell'elogio della bellezza di Alessandra Moretti, il Pd veneto ha celebrato la giornata delle deroghe. Deroghe per tutti: per Simonetta Rubinato che non aveva le firme per qualificarsi come candidata del Pd e non aveva neanche quelle necessarie in due province su sette. Deroghe territoriali anche per Antonino Pipitone che ha sfiorato il quorum e solo per questo dovrebbe vincere le primarie: è riuscito a raccogliere quasi 4mila firme quando alle ultime Europee tutta la lista dell'Italia dei valori in Veneto ha ottenuto 11.302 voti. Significa che il buon dottore padovano da solo fa più di un terzo del suo partito? Per dire: alle Europee il Pd in Veneto ha preso 899.723 voti, cifra irraggiungibile anche mettendo assieme le 7.200 firme di Simonetta Rubinato e le 6.500 di Alessandra Moretti. Chiaro che le primarie non solo elezioni 'vere' e che nel Pd è prevalsa la politica sulla burocrazia, ma se due candidati su tre sono in corsa grazie alle deroghe, tanto valeva abolire le regole.

Infine, le spese. Se le donne politiche del Pd sembrano contraddistinguersi per cerette (con Massimo Cacciari che già ha coniato l'epiteto di 'Renzine', neanche fossero le 'Olgettine') e deroghe,  non è che le quote rosa del centrodestra stiano meglio. Il 19 novembre, dopo 4 anni e mezzo di processi, la Corte d'Appello di Venezia ha dichiarato decaduta dalla carica di consigliere regionale l'assessore di Forza Italia, ex Pdl, per un attimo transitata nel Ncd, Isi Coppola. Motivo: per la campagna elettorale del 2010 ha speso 255mila euro, che potranno essere tanti o pochi, ma il punto è che ne aveva dichiarati 40mila. Magari in Cassazione il verdetto si rovescerà, per ora però c'è questa sentenza di decadenza ed è esecutiva.

Tre donne in politica, tre casi diversi. Le quote rose in Veneto ne escono complessivamente malconce.

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