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Stili & simboli

Uno (il giornalista Nicola Pellicani, 54 anni a marzo) al debutto della campagna elettorale per le primarie del centrosinistra si è presentato in renzianissima camicia bianca e maniche arrotolate (un solo giro, però). L’altro (il senatore Felice Casson, 62 anni ad agosto), se può non mettere la cravatta, continua a prediligere le camicie col collo alla coreana che già lo avevano contraddistinto dieci anni fa. Il terzo (Jacopo Molina, avvocato, ex consigliere comunale, 38 anni a luglio) è perennemente "in spadina" e del gelo si fa un baffo. E fin qui il Comune di Venezia. Per la Regione, la candidata del centrosinistra Alessandra Moretti che non vuole essere chiamata governatrice e neanche governatore, preferendo l’appellativo di "sindaco del Veneto", sembra essersi fatta "ingessare" dall’agenzia fiorentina di comunicazione Dotmedia, passando dagli abitini fru fru dei tempi di Ladylike al completo scuro giacca e pantalone, tipo severo controllore Actv. Tutti e quattro contano di farcela, tutti e quattro hanno un punto in comune: si sono dimenticati del Pd.
L’unico che forse avrebbe potuto dimenticarlo è Pellicani: il giornalista mestrino non ha la tessera del partito e, ha detto, manco intende prenderla. Resta il fatto che alle primarie di coalizione (data presunta metà marzo) per la scelta del candidato sindaco  di Venezia non si sarebbe presentato se quasi tutto il Pd - chi facendo passi indietro, chi subendoli, chi temendo cacciariani  sfracelli, chi sperando di rifarsi a elezioni vinte quando ci sarà da fare la giunta - non avesse deciso di sostenerlo. Tre candidati, due del Pd, uno no, e il Pd veneziano chi ti appoggia? Tant’è, Pellicani come slogan ha scelto "Cambiamo assieme" (e ci vuole coraggio a promettere cambiamento quando già con un nome prestigioso e al tempo stesso ingombrante, hai l'apparato con te) , i suoi colori sono il blu e il rosso e il verde, ma del Pd nel suo sito non c’è traccia. Alessandra Moretti, che del Pd è stata deputata ed è europarlamentare dimissionaria, al momento come slogan ha "Faccia a faccia con il Veneto" avendo deciso di visitare tutti i Comuni (e dappertutto dice che se stanno bene i piccoli stanno bene anche i grandi),  i suoi colori sono il blu e il rosso, ma del Pd, anche per lei, non c’è traccia. Felice Casson, senatore della Repubblica dal 2006, la prima volta eletto a Palazzo Madama nella lista dei Ds come indipendente, quindi da iscritto al Pd, al momento non risulta avere slogan e il suo sito al momento è vuoto: solo nome, faccia, foto di Venezia. In compenso posta su Fb e twitta alla grande, oltre a garantire ramazze: fuori dal governo della città chi ha avuto a che fare con il Consorzio Venezia Nuova. Il suo colore, un rosso veneziano. Ma niente simbolo del partito. Lo stesso dicasi di Jacopo Molina, iscritto al Pd, renziano della prima ora, ex consigliere comunale, attivissimo sui social e in rete, l’unico ad aver riproposto il colore arancio abbinato stavolta all’azzurro. Anche qui del Pd non c’è traccia. 
Chi l’ha notato, ha pensato: ma si vergognano?

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