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Volevo un tappeto 18*

IL CLAN DELLE VEDOVE - Sveglia all'alba. Persepolis e Zaratustra non aspettano i pelandroni. Abluzioni in tutta fretta prima della colazione al ventiquattresimo piano. Gli ascensori sono già in piena attività, come pure le nostre compagne di avventura che viaggiano senza corrispettivo maschile. Entro la fine del viaggio scopriremo il motivo nel loro status da single: in buona parte vedove, sempre insieme hanno girato il mondo . Intanto da due di loro, che assomigliano alle ziette di "Tutti pazzi per amore", apprendiamo che: a) il loro bagno non funziona, b) le cameriere non hanno cambiato gli asciugamani, c) "Dobbiamo andare alla reception", "No, cara, andiamo a far colazione". L'ascensore che avevamo chiamato è arrivato, ma l'indecisione è fatale. Carpe diem. L'attimo è fuggito. L'ascensore pure. Nel frattempo arriva una terza zia, agghindata come la madonna incoronata il giorno della processione. Digitiamo ancora il numero 24 sul display, che comanda quattro cabine. Prima abbiamo perso la numero due, ora sta arrivando l'ascensore 1 annunciato dallo squillo. Le vegliarde sono pronte a scattare come una squadra di football americano sulla linea dell'attacco. Peccato che si comportino come difensori: un muro compatto e immoto tra noi e le porte che si aprono. E si chiudono. Adios anche al secondo ascensore. Siamo usciti dalla camera da cinque minuti e rimaniamo nel nostro stesso piano.  Ehi, ma noi vogliamo far colazione e, poi, possibilmente la cacca prima di salire sul pullman diretto a Persepolis. L'ascensore numero tre però non ci scappa. Scatto felino all'approssimarsi della cabina, piede strategico davanti alla porta, "avanti signore c'è posto", comportamento da perfetto gentiluomo, ascensorista provetto, mica mi fregate per la terza volta, le ladies trotterellano all'interno in fila indiana, si parte. Colazione, ci siamo. Ma, una volta usciti, incocciamo nella piccoletta "romana de Roma" che la sera prima ci accusava di averle rubato la sedia a cena: "Dov'è la mia borsa? Era qui sulla mia sedia". "No, signora, qui non c'è la sua borsetta, perché questa non è la sua sedia, perché lei è seduta a un altro tavolo. E non fa nemmeno parte del nostro gruppo”. E se n'era andata borbottando, certo poco convinta della spiegazione. Comunque sia, rieccola qua. Ci sbarra la strada con tutto il suo metro e quaranta infagottato nei veli. "Dove andate?". "Veramente noi siamo appena arrivati, lei piuttosto?". "In camera, no". Giusto. "E dove, a che piano?", chiediamo gentili. Ma la miniwoman, in un sussulto di indipendenza, comincia a digitare sul display  manco fosse un programmatore della Nasa. Una cabina si apre. Houston abbiamo un problema. Lei si infila dentro. Ma avrà centrato il piano giusto? Se così non fosse, tra qualche anno leggeremo la notizia: "Scheletro nell'ascensore dell'hotel cinque stelle a Shiraz. Si tratterebbe di un'anziana turista italiana scomparsa nel 2014. La polizia ritiene che per tutto questo tempo abbia viaggiato su e giù per i 24 piani dell'albergo".

(*) incursione di mio marito, 'Il Clan delle vedove' è suo

 

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