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Volevo un tappeto 20.

L’ARAZZO CHE COPRIVA LA MECCA - Quando la nostra guida ha capito cos’era, si è messo a baciarlo. A noi pareva semplicemente un arazzo. Bello, certo. Antico. E molto lavorato. Ma pur sempre un arazzo. Sbagliato: era l’arazzo che aveva coperto la Ka’ba al centro della Mecca, la città del profeta Maometto, il rifondatore dell’Islam. Realizzato in seta e argento (120 chili di argento), l’arazzo in questione risale a 300 anni fa e a tesserlo furono artigiani di Yazd. Adesso è tornato a casa. Occupa l’unico salone del museo attiguo alla moschea di Yazd. Ecco, un viaggio in Iran può riservare anche sorprese del genere. Nessuno sapeva che vicino alla moschea di Yazd era stato aperto un museo (e infatti risale a pochi mesi fa) tant’è che ancora non c’è un orario prestabilito per le visite. A noi è andata di lusso perché, appena usciti dalla moschea, boccheggianti nel caldo pomeridiano, il nostro amico persiano ha visto la porta aperta, ci ha messo dentro la testa e ha trovato una gentile signorina che ha dato tutte le spiegazioni.

Sorprese a parte, il tour classico dell’Iran è un concentrato di meraviglie naturali, reperti storici, creazioni dell’uomo.

Persepolis, con i resti della grande capitale voluta da Dario I nel 518 avanti Cristo. Le tombe dei grandi imperatori Achemenidi scolpite sulle pareti della montagna. L’altare del fuoco dell’originaria religione persiana, quella che venerava il Signore Saggio e che venne diffusa da Zoroastro (o Zarathustra) e che viene così sintetizzata: "Buoni pensieri, buone parole, buone opere". Il cipresso più vecchio del mondo, 25 metri di altezza, 14 di larghezza: si trova sulla strada per Yazd, dicono sia lì da 4mila anni.

E poi Esfahan, splendente, con l’immensa piazza dell’Imam, i monumenti che paiono dipinti, i ponti senz’acqua dopo che hanno deviato il fiume (ed è come vedere Torino senza il Po), le moschee, i colori che ti proiettano dentro una cartolina. Dicono: "C’è Esfahan e la metà del mondo". Quando la vedi capisci perché. E Kashan, la città delle rose. E Qum (o Qom), nella cui moschea entrano solo i musulmani e dove comunque devi andare bardata, perchè non basta il velo in testa e un camicione largo, questa è la città santa. E dopo aver visto tanto nero e tanti chador, ecco che esplodono i colori di Abyaneh, un villaggio costruito sulle rovine di origine sassanide, dove le donne vestono costumi variopinti. Non pare neanche di essere in Iran.

Finché si arriva a Teheran, la capitale, 15 milioni di abitanti, una metropoli attraversata da un grande viale. È qui, nei caveau della Banca Centrale di Teheran, che si trova il Museo dei Gioielli: solo quello vale il viaggio in Iran. Le foto sono vietate, non esistono selfie. C’è il famoso Trono del Pavone, ci sono le gemme dell’Impero. A me ha colpito un mappamondo: grande così, interamente ricoperto di diamanti, smeraldi, rubini. L’Italia? Quattro pietruzze rosse.

 

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