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Volevo un tappeto 21.

L’UMILE DIMORA - Chiariamolo: non ha la storia del Quirinale, non la maestosità di Versailles né l'intrinseca potenza della Casa Bianca, pure qualche dittatore del terzo mondo (ma anche della Romania, per non andare troppo lontano) è riuscito a far di meglio investendo le risorse saccheggiate al popolo, e giù a Teheran abbiamo visto palazzi più sfarzosi. Ma Sadabad, residenza dei Pahlavi a mezza montagna dove la famiglia - per dirla alla veneta - prendeva i freschi mentre laggiù si boccheggiava per il caldo, è spettacolare in un modo tutto suo. Per arrivare all'umile dimora oggi museo, in mezzo a un parco punteggiato da dependance varie, alberi secolari, prati verdi brillante, piscine in disuso, mancano solo le Rolls dello sciá e qualche altra delizia sibaritica,  bisogna inerpicarsi un po' dalla capitale ( che comunque sorge a mille metri sull'altopiano) e si intravedono le cime innevate. Non è che abbia tante stanze, anche perchè lo scia mica dormiva o pranzava in un camerino quattro metri per tre e mezzo, e ad essere precisini anche le finiture lasciano a desiderare, sarà per certa incuria o approssimazione nei dettagli che non sfugge a noi italiani. Ma la residenza contiene in sè una forza evocativa che non avevamo riscontrato tra  palazzi e musei della metropoli  più in basso. Ecco dove viveva la famiglia reale. Marmi, quadri, lampadari e tappeti, tanti tappeti fatti su misura che coprono quasi l'intero pavimento in ogni stanza (il più grande misura più della maggior parte delle case italiane, 145 metri quadri),  statue, soprammobili, salotti su salotti, sale per i ricevimenti... insomma da vedere ce n'è un bel po'. Per finire con un monumento particolare: due gambe.

Ciò che resta del bronzo dello sciá Reza, il resto l'hanno segato e portato via i rivoluzionari islamici quando hanno fatto sloggiare l'ultimo della dinastia, Mohammed Reza, le cui evoluzioni amorose tra Soraya e Farah Diba hanno riempito per decenni i rotocalchi.

 

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