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Volevo un tappeto 22.

QUELLO CHE NON C’E’ - Non è vero che tutto il mondo è paese. La globalizzazione non è ovunque. L’Iran non è globalizzato. Non lo è nei centri storici come Shiraz o Esfahan. Ma neanche nella capitale che ha pur sempre 15 milioni di abitanti contando anche la cintura urbana. Dipende dalla politica della Repubblica Islamica. E dalle sanzioni internazionali decise in risposta allo sviluppo del programma nucleare iraniano. Le sanzioni dell’Onu sono iniziate nel 2006. Quelle dell’Unione europea hanno comportato, tra l’altro, il blocco delle importazioni di petrolio e gas iraniano, ma anche delle transazioni finanziarie con le banche. Misure restrittive in quasi tutti i settori del commercio sono state imposte dagli Stati Uniti. Il risultato è l’impossibilità di usare in Iran la propria carta di credito. (Occhio: ci sono negozi che vendono merce pregiata e cara, come i tappeti, che si appoggiano ad altri negozi in Europa. Funziona così: si pattuisce il prezzo, ci si porta a casa il tappeto, oppure si chiede che venga spedito a domicilio. Si dà solo un acconto, il saldo avviene con bonifico o cash al negoziante amico in Europa. Tutto sulla fiducia).

Non solo: a Teheran non si trovano i negozi tipici delle grandi metropoli. Le firme. I monomarca. I paradisi dello shopping. I centri commerciali non mancano, ma sono la versione moderna dei bazar: negozietti di spezie, mercerie, ortofrutta, casalinghi. Per le fashion victim iraniane ci sono le scarpe griffate Prada. Finte, ovvio. Fatte in Cina? Può darsi. Quelli che mancano in Iran, semmai, sono i cinesi. A Teheran e in nessun’altra città iraniana esiste una Chinatown. La guida ci ha s piegato che i cinesi tempo fa sono arrivati in Iran, hanno fotografato il fotografabile, si son messi a scopiazzare tutto, anche l’artigianato locale, tanto che adesso devi distinguere tra produzione del posto e paccottiglia. Dopodiché i cinesi non sono riusciti a trasferirsi e a vivere in Iran. Motivo: gli iraniani non li vogliono.

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